Alla scoperta del più sottovalutato mercato consumer al mondo

 

Dopo gli Stati Uniti e la Cina, l’India si appresta a diventare il terzo paese più industrializzato al mondo entro il 2030 con un PIL che cresce a ritmi di oltre il 7% annuo superando nel 2018 anche quello cinese. Dal punto di vista interno, questa crescita garantisce anche un aumento annuo costante del GDP procapite a prezzi correnti, ripercuotendo benefici su più livelli sociali.

Le previsioni per il futuro sono ottimistiche: il Governo di New Delhi si è dato l’obiettivo di elevare, entro il 2025, il contributo del settore manifatturiero al PIL dall’attuale 15% al 25%, creando al contempo circa 100 milioni di posti lavoro. Il Governo ha inoltre lanciato, negli ultimi anni, una serie di piani industriali, principalmente volti a colmare il deficit energetico ed infrastrutturale del Paese.

Le riforme economiche recenti del Paese, così come la spinta del governo del primo ministro Narendra Modi hanno messo l’India su una traiettoria di rapida crescita e di incredibile sviluppo tanto che si prevede che diventerà, sempre entro il 2030, il più grande mercato consumer del mondo. Un fenomeno in gran parte guidato dal cosiddetto “demographic dividend” poiché quasi due terzi dei 1,2 miliardi di Indiani è sotto i 35 anni e non è una sorpresa che le grandi imprese di tutto il mondo siano molto ansiose di accedere a questi nuovi clienti.

 

Franchising in India. Una nuova frontiera di business

 

Uno dei modelli di business che si sta rapidamente affermando e sta avendo trend di crescita del + 30 per cento all’anno è quello del “Franchising”. Chi vuole intraprendere questa opportunità deve però fare i conti con l’infrastruttura legale e di sistema indiano, tutelandosi in tutti gli aspetti prima di avviare qualsiasi iniziativa. Un’analisi delle norme commerciali e il supporto di un professionista per tutti gli aspetti quali implicazioni fiscali, normative, adempimenti burocratici è fondamentale. Purtroppo al momento non esiste ancora nessuna legge che regolamenta il sistema franchising nel paese ma questa viene rappresentata da una sola “business guideline” che però non tutela a pieno soprattutto i franchisees. “L’India, essendo una delle economie in più rapida crescita al mondo, offre buone opportunità in questo modello di business emergente, specialmente in settori come automotive, moda, elettronica di consumo, sanità, bellezza e benessere ed ovviamente il food.

Non mancano però le difficoltà. E’ chiaro che con una popolazione di 1,3 miliardi di persone per la maggior parte under 40 che vivono in un paese emergente a forte crescita, le opportunità per il mercato consumer sono importanti ma queste vanno considerate rapportando anche le difficoltà che si incontrano se si vuole far crescere un modello di business “straniero” nel paese. Le difficoltà maggiori derivano da norme e regolamenti non troppo trasparenti, infatti chi ha già avviato dei business in India si è dovuto armare di sana pazienza e affidarsi a professionisti locali capaci di sostenere l’imprenditore straniero nella jungla delle relazioni del posto.

Come in tutti gli affari, bisogna conoscere bene chi abbiamo di fronte. Uno dei problemi che spesso fanno gli occidentali è quello di non considerare la cultura indiana. Ci si ferma al fatto che gli indiani siano gentili e cortesi pensando che loro si adattino a noi ma vi sbagliate, il popolo indiano è molto patriottico e legatissimo ai propri usi e costumi per cui siamo noi a doverci adattare e non il contrario.

Integrarsi è quindi il primo passo da fare quando si vuole fare business in India stabilendo una relazione solida con i colleghi e con i futuri partner. La burocrazia è molto complessa e faraginosa tanto che per aprire una nuova società il tempo minimo di attesa sono trenta giorni. Qualsiasi tipo di attività impiegherà del tempo sia nella fase del primo appuntamento sia nella gestione della relazione durante tutto il processo di contatto, ed è per questo di fondamentale importanza essere supportati da professionisti che vi possono guidare nelle scelte di carattere commerciale locale.